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Potabilizzare

Tutta l’acqua distribuita dagli acquedotti della provincia di Cremona è captata da falde profonde tramite pozzi.

L’acqua di falda, nel suo percorso sotterraneo dalle Alpi alla pianura, si arricchisce di minerali, disciolti dagli strati di terreno e roccia attraversati.

Tipicamente, le acque cremonesi sono ricche di minerali quali Ferro e Manganese, di composti come l’Ammoniaca e di gas disciolti come l’Idrogeno Solforato. Nell’area centro- sud del territorio cremonese si registra la presenza di Arsenico e Metano.

La maggior parte dell’acqua emunta nella provincia cremonese – se si esclude una sempre più stretta fascia posta a settentrione – non presenta caratteristiche idonee al consumo umano e deve essere potabilizzata.

Padania Acque ha dotato i propri acquedotti di una sessantina di impianti di potabilizzazione, per la maggior parte progettati dai propri uffici.

La tipologia d’impianti più diffusa è quella biologica in pressione

Il processo di potabilizzazione, utilizzato per abbattere i minerali ed i composti chimici sopra descritti, si articola in quattro fasi:

  • Degasazione e ossigenazione: L’acqua sollevata dai pozzi viene parzialmente degasata in un serbatoio e addizionata con aria compressa o ossigeno, attuando l’eliminazione di parte del metano e delle tracce di idrogeno solforato e favorendo l’ossidazione del ferro e di parte del manganese.
  • Filtrazione biologica e prima rimozione arsenico: alcuni filtri in pressione, con letto filtrante in idroantracite e sabbia quarzifera trattengono l’idrato di ferro formato per ossidazione e con esso l’arsenico; viene inoltre completata l’ossidazione del manganese e la sua totale rimozione. L’ambiente ricco di ossigeno permette l’instaurarsi di una flora batterica nitrificante che consente di trasformare l’ammoniaca in nitrato, facilmente rimovibile.
  • Filtrazione di finitura: un secondo stadio, con filtri simili al primo stadio biologico, consente di rimuovere l’arsenico residuo.
  • Disinfezione finale: prima dell’avvio allo stoccaggio, l’acqua trattata viene addizionata di ipoclorito di sodio, allo scopo di realizzare una copertura sterilizzante contro l’eventuale proliferazione batterica nella rete di distribuzione.

Ogni impianto, non presidiato con continuità, è gestito automaticamente mediante computer locale e tele-controllato da un sistema informativo centralizzato presso la sede di Cremona

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